Della Grande Muraglia cinese, una delle Sette meraviglie del mondo moderno e patrimonio UNESCO dal 1987, è stato detto di tutto e di più. Pur tuttavia un’opera così imponente e maestosa, quasi titanica, non finisce mai di stupire, non smette di esercitare un particolare fascino persino in quei viaggiatori provetti che, come noi, hanno visto da vicino le piramidi egiziane o quelle maya, Machu Picchu o Petra. Chissà, forse perché Chang Cheng o “muro lungo” è il simbolo di un Paese che non solo si può toccare e ammirare ma si può (e si deve) anche percorrere a piedi. Per i cinesi non si è veri uomini finché non ne hai percorso una sezione.

Con l’intento di proteggere gli immensi territori del nord dai nemici, da quelle tribù nomadi mongole che periodicamente saccheggiavano i villaggi agricoli cinesi, la Grande Muraglia è stata realizzata a partire dal 221 a.C. sotto il regno di Qin Shin Huang, primo imperatore della dinastia Qin (quello a cui si deve l’Esercito di terracotta di Xi’an), e poi ristrutturata e ampliata nelle successive dinastie: Han (206 a.C. circa), Tang (618 d.C.), Song (960 d.C.) e Ming (1367). Ma se la costruzione originaria ha richiesto quasi venti anni, per la ristrutturazione e l’ampliamento ce ne sono voluti oltre duecento.

Edificata servendosi di tutti i materiali disponibili a quel tempo, come fango, terra battuta, pietre, sassi, legno, avverrà però sotto la dinastia Ming l’esecuzione di un lavoro più accurato, impiegando i mattoni per consolidare l’intera struttura e per estenderla fino a raggiungere la massima lunghezza: da Pechino al deserto dell’ovest, ed alla provincia del Gansu.

Qualche dato di quest’opera colossale:

  • Oltre 21.000 km, secondo rilevazioni recenti tramite satellite e gps, ovvero metà dell’intera circonferenza terrestre;
  • L’attraversamento di 15 delle 22 provincie in cui è suddiviso il Paese;
  • L’altezza massima della struttura pari a 12 metri mentre la larghezza varia da 5 ai 7 metri;
  • Ben 25 mila torri di guardia, ancorché ne restano poche centinaia;
  • L’impegno (e la vita) di quasi Un milione di lavoratori, soprattutto durante la dinastia Qin.

Numeri impressionanti per un’opera che, ancora oggi, è capace di “togliere il fiato” anche all’escursionista più esperto che voglia limitarsi a percorrere quella ventina di sezioni, per lo più nei dintorni di Pechino, restaurate e visitabili. Un’impresa tanto più eccitante poiché viene ampiamente ripagata da paesaggi naturalistici di assoluta, incomparabile, straordinaria bellezza.

Un “cammino” altro e possibile

Premesso che la datata e viscerale passione per il trekking mi ha portato, specialmente in questi ultimi due lustri, a ricercare e sperimentare nuove forme di escursionismo come il nordic walking e la camminata sportiva, ad esempio in Buthan, Dolpo, Mongolia, Ladakh, Negev, Monte Athos e, più volte, in Spagna con il Cammino di Santiago, attratto anch’io dalla mitica Grande Muraglia, da tempo carezzavo l’idea (e l’avventura) di poter percorrere quelle sezioni non restaurate e scarsamente frequentate che si snodano nelle regioni montuose e incontaminate del nord, al limitare di deserti e steppe. Quand’ecco il caso – quello che a mio avviso governa la nostra vita – venirmi incontro facendomi conoscere un italiano (da tempo vive stabilmente in Cina) che, nel lontano Duemila e poco più che ventenne, s’era cimentato nell’impresa di percorrere in oltre un paio di mesi larga parte o diverse centinaia di chilometri di quella Grande Muraglia sconosciuta ai più. Un’esperienza che lo porterà di lì a poco ad occuparsi di turismo responsabile, ovvero rispettoso della natura e della cultura, collaborando proficuamente come corrispondente locale di alcuni tour operator italiani ed europei.

Detto fatto. Con quello spirito e quell’intesa che, al di là dell’età anagrafica, può stabilirsi da subito tra due trekker, è stato assolutamente sorprendente scoprire come possa essere facile o naturale ritrovarsi a condividere un vecchio ma sempre attuabile sogno. Nasce e prende forma così il Cammino della Grande Muraglia che in una dozzina di giorni riesce a far percorrere un selezionato numero di tratti di quelle sezioni per lo più non restaurate e, quindi, come sospese nel tempo, che hanno in qualche modo conservato l’aspetto primitivo o l’architettura originale. Ma sono anche le sezioni più impervie e difficoltose, con dislivelli da capogiro e, fin troppo spesso, prive di scalini o di appigli utili: insomma oggettivamente adatte, più che ad un camminatore, ad un trekker esperto, ad un assiduo frequentatore della montagna, a qualcuno che sa muoversi o destreggiarsi anche nelle condizioni più critiche. In altre parole, un invito a nozze per chi, come me, ama misurarsi con sé stesso e, alla bisogna, non teme di mettere a dura prova le proprie capacità/risorse. E dunque, se anche per Voi è questo il vero spirito del trekking, benvenuti nel Cammino della Grande Muraglia.

Odisseo