Ott 25 2011


Il Sentiero di Montagna come Metafora della Vita.

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Nato sul mare, ho scoperto la passione per la montagna agli albori della seconda parte della vita per una fortuita circostanza (una compagna di origini valtellinesi mi ha iniziato al trekking) o, magari, per un’inconscia accondiscendenza alla mitica metà capriforme, e dominante, del mio segno zodiacale. Quel che davvero conta è la stupefacente e vivida sorpresa che ho provato: è stato come tornare a casa, in un luogo abituale e atavicamente “amico”, riconosciuto e per lo più intelligibile, dove potersi muovere con sufficiente disinvoltura e lungi da paure di sorta.

D’altronde chi sa perché, sin dalle prime, giovanili letture di Hemingway, di Pavese ma soprattutto di Hesse avevo mutuato un’istintiva attrazione, quasi una fascinazione, per tutto quello che riguardava la montagna, per il suo selvaggio ed incontaminato habitat, per l’ampio e appagante respiro della sua vetta. Solo più tardi, con la giusta esperienza e la necessaria maturità, ne avrei compreso appieno la ragione: affrontare la montagna (eccezionale palestra di vita) è un modo salutare ma impegnativo per conoscere noi stessi, proprio perché mette a nudo la nostra vera personalità, fa emergere tutta la forza o la debolezza del nostro temperamento: in altre parole, da una parte, pone in evidenza le qualità più genuinamente umane, e dall’altra, non manca di stigmatizzare impietosamente i propri, palesi limiti. Ed è fors’anche questo il motivo per cui sono ancora pochi, e raramente giovani, coloro che hanno il coraggio o la voglia di mettersi in gioco, di misurarsi con sé stessi, senza infingimenti né maschere, per scoprire come e fino a che punto (della montagna) possono verosimilmente spingersi.

La montagna, infatti, al di là dello straordinario divertimento e dei benefici effetti d’una sua escursione per la nostra persona (il paesaggio sempre diverso, l’aria ricca di ossigeno, l’aroma penetrante dei boschi, la quiete rasserenante, e via dicendo), è una cosa piuttosto seria; il suo approccio esige non solo rispetto ma anche una buona dose di umiltà; non è, e mai potrà essere, un gioco da ragazzi; è invece qualcosa di duro e faticoso che, più che la forza, richiede una certa resistenza; è soprattutto una suggestiva ed esaltante avventura che mette a dura prova ma, al tempo stesso, corrobora il nostro equilibrio psicofisico.

A questo proposito mi piace riportare come esempio una personale visione/interpretazione del sentiero di montagna come metafora della vita giacché, a prescindere dalla difficoltà intrinseca, come nella vita è sempre e comunque pregno di insidie, costringendoci a prestare la massima attenzione a dove-e-come poggiare i piedi per evitare la ridda di ostacoli disseminati qui e là, con il rischio latente di incappare in un improvvido scivolone, di rovinare incautamente per terra e, nel peggiore dei casi, di farci male. E tutto questo, senza perdere di vista il segnavia per non ritrovarci, come nella vita, fuori dal giusto percorso (peraltro, cosa alquanto spiacevole in montagna se c’è una luce fioca, una fastidiosa nebbiolina o un incombente acquazzone); senza trascurare la bellezza della natura che ci circonda né i panorami incomparabili che via via ci viene dato di ammirare né gli insperati ed emozionanti incontri con la fauna stanziale; e tenendo ben presente di monitorare e parcellizzare al meglio le proprie energie se vogliamo arrivare indenni al traguardo della cima dove, come nella vita, saremo premiati da un rifocillante ma frugale pasto prima di affrontare la via del ritorno.

Infine, nel sentiero di montagna – ancorché in solidale compagnia d’altri che ci seguono o precedono – va ricordato che si è comunque da soli, che bisogna badare a sé, che non è necessario correre (non è una gara con il tempo o con noi stessi né si deve dimostrare alcunché) ma ricercare e trovare il proprio, ideale passo per salire o scendere; e se si è particolarmente affaticati, più che rinunciare impulsivamente a proseguire, bisogna concedersi una sosta per riprendere fiato; e se si cade (l’errore è fatalmente in agguato) bisogna sempre rialzarsi, contando soprattutto sulle proprie forze. Come nella vita, appunto.

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Ott 25 2011


Le (Alte) Vie dello Spirito.

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Ma la montagna, silente e severo guardiano della nostra storia, vero e proprio tesoro a cielo aperto, fedele e discreto custode di un patrimonio culturale d’incommensurabile valore, mi avrebbe riservato ben altre entusiasmanti sorprese.

Nella consapevolezza di vivere in un’epoca, quella dell’ultimo ventennio, caratterizzata da una frenetica e spasmodica ricerca del “materiale”; da un’irrefrenabile e affannosa corsa contro il tempo; da un inarrestabile quanto inevitabile inquinamento dello stile di vita (improntato, com’è, ad un esasperato consumismo); da un’alienata e mistificata realtà con cui però siamo costretti a confrontarci nonostante, fin troppo spesso, non ci identifica: per me era quanto mai necessario e terapeutico recuperare quell’istintivo e connaturato bisogno di spiritualità, se volevo conservare la serenità indispensabile per andare avanti.

Ed ecco che la montagna, madre amorevole e prodiga, quasi a interpretare questo intimo e sincero desiderio, aprirsi un po’ alla volta per farsi e farmi scoprire quanto di prezioso viene gelosamente custodito e riservato alla fruizione di pochi eletti, non già dei curiosi dell’ultima ora ma di coloro che lo sanno veramente apprezzare. Come non emozionarsi, infatti, alla visita di una martoriata trincea, di un’ardita galleria o di una imponente fortezza, solenni testimonianze dell’ingegneria militare e del nostro recente, cruento passato (Sentieri della Memoria); oppure, alla scoperta di un antico monastero o di un recondito eremo rupestre, luoghi intrisi d’una palpabile quanto anacronistica sacralità, spesso arricchiti da affreschi ed opere d’arte di inusitata bellezza (Sentieri della Fede).

I primi si trovano per lo più nelle regioni alpine di Lombardia, Trentino, Veneto e Friuli (trincee, gallerie e fortezze della Grande Guerra) o di Piemonte e Liguria (fortilizi ottocenteschi del Regno d’Italia) e, compatibilmente con le condizioni climatiche, sono visitabili pressoché tutto l’anno.

I secondi, invece, percorrono un po’ tutta la penisola e, fatti salvi quelli riguardanti gli eremi più noti (i francescani di Toscana, Umbria e Lazio; i benedettini di Toscana, Marche, Lazio, Umbria; i celestini d’Abruzzo), in ogni regione più o meno montuosa ci sono monasteri ed abbazie, superbi capolavori dell’architettura sacra gotica o tardo-romanica, in larga parte ben conservati e degni d’essere visitati.

Insomma quello che ho appena illustrato non è qualcosa di fine a sé stesso ma un trekking in grado di ritemprare non solo il corpo e la mente ma anche l’anima: come dire, un totale e armonioso arricchimento.

In pratica HEARTREK l’acronimo di anima/heart + trekking con cui m’è sembrato appropriato denominarlo – si rivolge a quanti, neofiti o provetti, desiderano vivere un’esperienza davvero singolare con il supporto del mio accorto ma discreto accompagnamento. Ovviamente si tratta di di escursioni, nella stagione invernale principalmente domenicali, per gruppi sobriamente assortiti (famiglie con prole, coppie o singoli): in altre parole, tanto da elementi già affiatati, che si conoscono bene quanto da altri che invece vogliono incontrare e conoscere nuovi amici con cui condividere l’impegno ed il piacere di una come di tante altre escursioni.

Odisseo

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